Yemen

Senz’altro il metodo utilizzato da alcuni yemeniti per ottenere nuove scuole, strade asfaltate, acqua corrente o elettricità è discutibile: essi hanno sfruttato il viaggiatore “fai-da-te”, non legato ad alcuna organizzazione locale, per attirare l’attenzione su alcuni bisogni primari.

In ogni modo per capire e valutare obiettivamente la situazione generale non bisogna temere di approfondire le notizie divulgate dai mezzi di comunicazione. Occorre liberarsi di ogni parametro di condizionamento fino a percepire e cogliere valori diversi, logiche che appaiono elementari, forse a sostegno dell’idea che la felicità dell’uomo non risiede solo nella sua ricchezza, nella politica contorta, nell’evoluzione tecnologica. Il filone "dramma nello Yemen, rapiti turisti italiani", o più semplicemente, "Yemen, turisti a rischio", è "merce" che può ancora attirare l'interesse e far vendere molte copie. Noi, che in Yemen continuiamo ad andarci e anzi siamo impegnati in una azione di sostegno ad un turismo responsabile, ci permettiamo di fornire alcuni suggerimenti: viaggiare affidandosi ad operatori turistici che abbiano consolidati legami con il Paese.

In questo modo si viaggia in piena sicurezza, garantiti nei percorsi e nelle modalità di viaggio, senza cercare altre avventure che non siano quelle già offerte da un paese semplicemente affascinante!

E’ un Paese che non è carta patinata, fotografia o cartolina ma un Paese dove un sorriso è un sorriso. In Yemen, semplicemente e straordinariamente, guardare è vedere, sentire è ascoltare: per questo ci piacerebbe fermarlo e renderlo immutabile con l’uso della penna. E' l'emozione della visione d’insieme della terra che si solleva a forma di case. E' fango che si scioglie per proporre nuove forme, è raro alabastro opaco e colorato che si accende di notte. E' calce bianca che incornicia volti affacciati. E' occhi sporgenti da fessure di antico pudore scambiato sempre e solo per umana e integralista imposizione. E' mani inguainate da nera stoffa che non mostrano il segno già rugoso della fatica femminile. E' sorriso maschile colorato di verde. E' sorriso femminile intuito e non visto. E' il tentativo di spiegare al mondo che c'è ancora chi resiste e vuole essere diverso, fuori dalla mono cultura che sembra schiacciare tutto.

E' uno dei luoghi dove il verde dei campi terrazzati non può che essere un miracolo dello sforzo dell'uomo che crede nell'impossibile. E’ il disordine eterno delle semplici, pulite, rozze pietre che indicano le scarne tombe dell'immenso cimitero di Kawkaban, che non noti perché attratto dal panorama del wadi. E’ il legno lavorato delle finestre delle case di Shibam, unico vezzo delle colonne di fango abitate, già troppo inclinate per temere che possano cadere. Non è solo ricordo dell'Arabia Felix, solo Regina di Saba e Re Salomone, solo case-torri, solo qat, solo jambiya, solo terrazzamenti, solo caffè, solo "ultimo paese medievale", solo posti di blocco e rapimenti, solo monumento alla busta di plastica, solo donne-Belfagor al nord e Streghe al sud, solo il paese dove un sorriso è un sorriso e non una graziosa richiesta di... elemosina!

Clima
È caldo ed umido sulla costa, anche torrido, con deboli escursioni termiche stagionali ma le precipitazioni non sono né abbondanti, né frequenti. Qui La temperatura oscilla tra i 32°C dell’inverno e i 50°C dell’estate. Gli altipiani, grazie alle cime elevate che fermano i monsoni, godono del clima migliore tutto l’anno con estati calde ed inverni miti. Qui il clima è di tipo continentale è caratterizzato da forti escursioni termiche diurne e notturne, cielo sereno e aria secca, raffiche di vento d’inverno, temporali e violenti uragani d’estate. A Sana’a e sugli altipiani dalla fine di novembre a gennaio la notte può gelare e fare molto freddo. Il monsone orientale colpisce il Paese tra aprile e maggio, quello occidentale tra luglio e settembre. La piovosità diminuisce gradualmente verso est e nel deserto di Rub’ al-Khali è quasi del tutto assente.

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